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Oltre l’oceano ad Est dell’Arcipelago delle Fate, esiste una terra molto antica chiamata Silmathond nella quale si trova il regno elfico di Fëanor, sul cui suolo mai si poggiarono piedi al di fuori di quelli degli elfi. Anche dopo il trattato solenne di fratellanza tra Umani ed Elfi, dovuto alle nozze tra Elhron ed Elea, il reame di Fëanor si rifiutò di entrare in contatto con la razza degli umani o con qualsiasi altra stirpe.
Gli anni si susseguirono per molto tempo senza che mai questo equilibrio venisse corrotto… almeno fino alla venuta di Re Elendil…

Elendil divenne re molto giovane, mentre il suo spirito era ancora ribelle e sconsiderato… e fu così che durante una battaglia contro un esercito d’orchetti e goblin ai confini meridionali di Fëanor, egli conobbe Tiara, la figlia del Capo Tribù di un villaggio in cui lui e i suoi soldati si erano accampati per la notte. Tiara era di una bellezza eterea, con lunghi capelli color dell’oro e profondi occhi simili al colore del mare, e nell’incontrarla ad Elendil parve di penetrare nel cuore di un nemico all’improvviso, e di trovarvi amore e comprensione. Fu così che quella notte fui concepito io.

Dopo che mia madre morì dandomi alla luce, il mio nonno materno mi vide come la causa della perdita della propria figlia e mi affidò a mio padre appena gli si presentò l’occasione. Trascorsi i miei primi anni di vita nel reame di Fëanor alla corte di mio padre, ma nessuno vedeva di buon occhio quel mezzelfo frutto degli sbagli di un giovane Re. Per tutti io non avevo diritto di succedere al trono di Elendil perché il mio sangue era “sporco”.

Ero un figlio della guerra, rifiutato sia dagli uomini che dagli elfi! Biasimo, disprezzo, manifesta ripugnanza, discriminazione… fin da piccolo ho sempre avuto il corpo segnato dai lividi. Elendil nel frattempo si rifece una famiglia e mise al mondo altri figli, elfi in tutto e per tutto. Poi, quel giorno… quando mi trovavo in viaggio con i miei fratelli e con mio padre verso il limite orientale del reame di Fëanor, al confine con le terre selvagge, accadde… mio padre mi abbandonò… poteva anche sopportare la vergogna di aver generato un mezzelfo quale ero io, ma non poteva permettersi fossi anche il suo primogenito ed erede al trono.

Ero poco più di un bambino quando, senza capire ciò che era successo, mi ritrovai da solo a vagare per diversi giorni all’interno delle terre selvagge, fra le macerie di luoghi abbandonati. Campi di guerra… distese riarse… boschi profondi… avevo freddo, fame e mi sentivo solo… e poi lo incontrai…

Mi aggrappai al suo lungo mantello come ad aggrapparmi alla mia ultima speranza, guardandolo con gli occhi pieni di lacrime di un bambino impaurito…

<Ehi…> chinando la testa per guardarmi <e tu chi sei?!>. Le parole per quanto mi sforzassi non riuscivano ad uscirmi di bocca… fui capace solo a tirar ancora di più il suo mantello. <Che hai piccolo? Non riesci a parlare? Tsk… ma tu guarda… prova a dire qualcosa e smetti di sporcare il mio bel mantello.> Mi sforzai incredibilmente e riuscii ad emettere solo una parola… il mio nome… <Ne… Nei>… mi chiamavano così…
<Tsk… strano nome…> il suo braccio destro si abbassò sino ad afferrarmi sotto la pancia e mi sollevò. Poi cercando di trattenere un sorriso mi disse: <siccome hai un nome strano… ti terrò con me!>.

Fu così che conobbi il potente stregone Darsch, soprannominato “l’Oscuro Distruttore” a causa del suo enorme potere e della sua ferocia. Lunatico, volitivo e in grado di pronunciare incantesimi di altissimo livello, Darsch riuscì anche a sconfiggere la morte stessa, prolungando la sua vita di innumerevoli anni.

I capelli d’argento rifulgevano come il fuoco. Gli occhi presuntuosi erano blu scuro. Sulle sue labbra un sorriso freddo, da dominatore… la sua bellezza non era umana, ricordava piuttosto quella di una bestia feroce sul punto di liberarsi dalle catene.

Da quel giorno noi cominciammo a vivere insieme. E fu l’inizio di un profondo legame lungo cent’anni. Darsch fu per me molto più che un maestro… fu il padre che non ebbi mai avuto! Pur controllando una stregoneria terribile, pur rappresentando tutto ciò che esiste di più buio ed oscuro, lui mi accolse…
Per me il ricordo di quegli anni… ha lo stesso sapore del paradiso.

Da allora promisi a me stesso che nel mio cuore avrei accolto solo l’oscurità, poiché lei era l’unica cosa che aveva accolto me…

Dopo avermi raccolto quel giorno, mi portò nella sua dimora a Nord delle terre selvagge in quella regione chiamata Maroth, un luogo senza legge né ordine… solo sangue e acciaio, carne e ossa… e il potere della magia…

Qui Darsch stava lavorando per raggiungere lo scopo che si era prefissato ormai da moltissimo tempo: la creazione della società ideale. Un regno di oscurità e caos, dove la magia domina sovrana e l’unico vero principio su cui esso si fonda è che l’antica saggezza non venga mai obliata… un regno dove ognuno ha tutto ma in realtà tutti non hanno niente… perché solo dopo aver perso tutto, si è liberi di fare qualsiasi cosa…

<Devi sapere una cosa, Nei…> mi disse qualche tempo dopo che mi prese con lui… <c’è una cosa che sto cercando. È da tanto che ne sono alla ricerca… alla mia nascita qualcuno ha separato e nascosto una parte di me… è la mia metà, la somma degli elementi di cui sono privo… Nei, finché non la troverò… diventa la mia metà.> lo stupore salì inconsciamente nei miei occhi e la domanda mi usci dalle labbra quasi senza che me n’accorgessi… <Hai bisogno di me?> gli chiesi, e lui senza esitare rispose: <Esatto! E poi ti ho tenuto con me, quindi mi appartieni! Sono certo che tu ed io domineremo il mondo.>… fu la prima volta che qualcuno disse di aver bisogno di me…

Mi istruì nell’arte della spada e nell’arte della magia, in particolare nella magia elementale dell’acqua, campo a lui precluso a causa della maledizione. Il mio addestramento proseguì giorno dopo giorno, per novanta lunghi anni… mi addestrò perché voleva una persona che lo affiancasse nella sua causa e perché, come mi diceva sempre, la gloria e il potere valgono niente se non si ha qualcuno con cui condividerli…

Così, completato l’addestramento, divenni il Generale dell’Armata Ribelle di Darsch, assumendo il nome di Nergal. Con un immenso esercito di demoni e non-morti, dichiarammo guerra all’Impero di Julkas e al Reame di Crimson, seminando morte e distruzione a chiunque si opponesse al nostro volere.

Ormai, dopo dieci anni di guerre, tutte le regione orientali di Silmathond erano cadute sotto la nostra morsa, ed io e Darsch ci apprestavamo così ad espandere il nostro dominio anche verso l’Occidente.

Accadde però una cosa imprevista… per la prima volta gli elfi di Fëanor strinsero un’alleanza con gli umani di Kou e si opposero alla nostra armata…

Non ci sarebbe stata gioia più grande per me se non quella di affrontare finalmente mio padre in duello e fargli vedere cosa ero riuscito a diventare, nonostante fossi, come amava definirmi lui, un “mezzosangue”… ma una paura mi tratteneva…

Questa paura era costituita da Lhyg principe di Kou, fortissimo guerriero nonché abilissimo mago… lui aveva dichiarato di voler distruggere Darsch ad ogni costo… ed io questo non lo potevo permettere!

La nostra armata marciava inesorabilmente verso occidente ed ormai lo scontro con Elendil e Lhyg era vicinissimo… la notte prima della battaglia io e Darsch ci fermammo a parlare su di una collina appena oltre l’accampamento…

<Darsch… cosa pensi?> dissi.
<Lhyg è forte, e morirebbe pur di uccidermi…> mi rispose dandomi le spalle e guardando assorto verso l’orizzonte. Sconsolato, mi avvicinai un poco a lui… <è facile che tu ci lasci le penne…>.
<Andrò incontro al mio destino. Non che io abbia paura…> …Non lo mettevo in dubbio, ma questo non mi rassicurava. <Darsch, quando sarà il momento… giuro che ti proteggerò a costo della mia vita.> e non appena dissi queste parole, lui si voltò guardandomi negli occhi, e con la sua solita aria di indifferenza che ormai avevo imparato ad amare, si limitò a sorridermi e a dire: <Vorrei vedere! La tua vita mi appartiene!> poi si avvicinò, strinse le mani sulle mie spalle e con aria improvvisamente seria aggiunse: <Non dimenticarlo. Tu morirai soltanto per me! Giuramelo… Nei…>

La mattina seguente, sulle colline che delimitavano il confine tra le terre selvagge ed il Regno di Fëanor, i due eserciti si trovavano uno di fronte all’altro, separati soltanto da qualche centinaio di metri d’erba. <Nei… se dovesse capitarmi qualcosa… se dovessi morire… ho utilizzato un’arte segreta di reincarnazione… passeranno trentacinque anni prima che io torni in vita, ma nel frattempo tu mi devi aspettare e non devi morire per alcuna ragione, intesi?> Le sue parole mi fecero gelare il sangue nelle vene, ma una cosa era certa… io lo avrei aspettato anche per un’esistenza intera!
Quando la battaglia cominciò, la furia di entrambi gli schieramenti era indomabile, colpi di spade e di asce si alternavano a formulazioni di incantesimi e magie di ogni tipo! Il nostro esercito, nettamente in superiorità numerica, stava avendo la meglio sui valorosi ma pochi avversari, aiutato anche dalla stregoneria mia e di Darsch… la vittoria era ormai ad un passo…

D’improvviso mi sentii disarcionare di cavallo mentre stavo formulando un incantesimo, e nel rialzarmi da terra vidi nitida davanti ai miei occhi la figura di mio padre… <Re Elendil… finalmente uno di fronte all’altro… non avreste mai pensato che sarei diventato quello che sono adesso, vero padre?> dissi mentre continuavo a fissarlo con freddi occhi di ghiaccio.
<Quello che non avrei mai pensato è di avere un’occasione… un’occasione per rimediare al grande errore di aver messo al mondo una creatura come te!!> e dicendo queste parole si scaglio contro di me…

Quando infine la mia spada trafisse il cuore di mio padre, ero talmente pervaso dall’ira e dall’odio che non mi accorsi neanche che nel frattempo Darsch e Lhyg avevano iniziato un impressionante duello di magia. Quando arrivai nei pressi dello scontro, non riuscii più a far niente per evitare che il mio amato maestro ed unico vero amico della mia vita, venisse alla fine ucciso da un ultimo sussulto di energia proveniente dal principe Lhyg.

Con la morte di Darsch, l’esercito di non-morti si dileguò ed inspiegabilmente le arti magiche che in quei cent’anni avevo appreso, si dissolsero come lacrime sotto la pioggia… così l’unico risultato che ottenni quando mi scagliai sul principe Lhyg, fu quello di essere travolto da una palla di fuoco…
Almeno tutti pensarono che fossi morto anche io…

Per due interi anni vagai senza meta e senza scopo per le terre del mondo, senza alcun compagno se non la mia malinconia… non sapevo cosa fare, senza Darsch la mia vita non aveva più senso… finché un giorno ripensai alle sue parole e tutto mi apparve più chiaro…

Se non ero riuscito a salvare lui, avrei almeno cercato di salvare la causa per cui era morto… avrei continuato a battermi per il nostro ideale, portando caos, oscurità e magia in tutto il mondo, tentando di riapprendere tutto quello che Darsch mi aveva insegnato e che era morto insieme a lui…

E perché non iniziare subito? E perché non proprio da qui? In fondo questo luogo mi piace e mi sembra il posto adatto per cominciare… Si, inizierò dal Gran Ducato di Extremelot…