
Raiken
Storia personale precedente l'arrivo a Lot
.:| Epistola 4, Giorno 32 |:.
Madre, è ormai il secondo mese che sono lontano da Mhala, distante dal mio villaggio. A volte, durante il giorno, penso che potrei dimenticarmi di ciò che mi lega al mio villaggio, dimenticarmi di Voi e di Wylrain, ma poi come arriva la notte, la favola. Stamane, uno dei miei commilitoni, ha dato l'allarme, uomini che urlavano, che correvano nell'accampamento avvisando che la battaglia stava per cominciare. Ho rancore per quel che mio padre ha deciso, provo disprezzo per le armi, per essere stato venduto all'esercito, solo Voi siete riuscita a farmi ragionare.
.:| Epistola 5, Giorno 34 |:.
Mai battaglia è stata più cruenta, nemmeno il più macabro dei miei incubi poteva inscenare un tale spettacolo. Ero lì, con la fanteria, che avanzavamo, il frastuono delle nostre armature e delle armi risuonava nella valle, si udiva solo il rumore di ferro. Un clima di anormale si era insinuato, i due eserciti posti uno davanti all'altro, il suono di trombe. Ci lanciammo contro, chi cadde subito, chi in seguito, chi, come me Madre, visse, ma sulla pelle del nemico. Rimasi come impietrito nel vedere il nemico cadere ai miei piedi sanguinante, un verso forzato riuscì ad emettere, ma senza significato. Ho pianto a lungo stanotte, riaffiorava in continuazione quell'immagine che non mi lasciava dormire.
.:| Epistola 7, Giorno 40 |:.
Mi sto riprendendo, riesco a dormire finalmente, la guerra ha cessato momentaneamente le ostilità, questo mi giova. Nel frattempo mi diletto a raccontare ai miei compagni le favole rendevate più lieto il mio sonno, ricordate quella del pastore che salvò la moglie dal Cavaliere? O del Drago ucciso dal contadino? Questa è sempre stata la mia preferita, forse perchè speravo che il contadino fosse mio Padre, che nella sua vita agreste riuscisse a trovar la forza di reagire, invece che vendermi. L'unico mio sollievo è questo, raccontare e scrivere, sperando che questa guerra finisca presto.
.:| Epistola 10, Giorno 64 |:.
E' ripresa, ancora le urla che ci allertavano, caoticamente tutti ci siamo diretti agli armamenti della fanteria. I miei compagni mi dissero che noi eravamo i contadini delle vostre favole, Madre, che combattevamo per reagire all'oppressione e all'ingiustizia. L'ideale che cercavo si delineò nel mio animo, prese corpo e mi spronò nella seconda battaglia. Come in un ciclo che si ripete, chi cadde, chi sopravvisse e chi uccise. Morì un secondo uomo per mano della mia spada, ma questa volta non provai dolore e rimpianto, era morto perchè s'era intrapposto fra me e il mio ideale.
.:| Epistola 11, Giorno 90 |:.
Sono passati diversi giorni dall'ultima volta che vi ho scritto Madre, come sta Wylrain? Sta ancora imparando dal suo mentore? Sono stati giorni di battaglia estenuante, ma, infine, abbiamo vinto la guerra, ora ci stiamo spostando verso Sud, dovremo congiurgerci ad un altro plotone. Abbiamo subito parecchie defezioni, questo nuovo plotone sarà linfa vitale per l'esercito.
.:| Epistola 14, Giorno 112 |:.
Abbiamo ricevuto l'ordine di attaccare quel villaggio, siamo andati in ispezione, non vi era nulla di pericoloso, solo contadini ed allevatori, ricordava tanto Mhala, nessun esercito, nessuna minaccia. Come il Cavaliere che si redimeva, nella tua favola, come lui andrò verso il mio destino non badando al vessillo ma solo al mio nome.
.:| Epistola 15, Giorno 150 |:.
Nessuno dei miei compagni mi ha voluto ascoltare, dovetti fare tutto da solo. Sapevo che sarei stato ricercato, ma non potevo permetterlo. La notte mi infiltrai nella tenda del Generale, lo uccisi, riusci a non destare alcuno sospetto su quanto stesse accadendo. Tornai nell'accampamento della fanteria, radunai tutti i miei scritti e presi il saio, fuggii lontano, guadagnai del tempo muovendomi mentre l'esercito era fermo e dirigendomi ad Est. Madre, vi scrivo da un Granducato, mi rifugierò qua, cercherò di guadagnare qualche denaro per poi tornare a Mhala. Piuttosto bizzarro il nome di questo posto, Extremelot, sembra un nome da favola.
Storia personale dopo l'arrivo a Lot
Anno VIII - Mese 1° - Giorno 7°
Eccomi, per la seconda volta ho rivisto quei cartelli, alle porte del Granducato, le Guardie che mi hanno richiesto le mie generalità. Sono tornato, è quel che conta, che ha rilevanza; lungo, estenuante, è stato il mio perigrinare. Scomparvi così, senza dire nulla, alla ricerca di quella risposta che, nonostante tutto, ancora non trovo. Lasciai tutto, e tutti, non ebbi molto ma, ora, non ho più nulla. Dovrò riconquistare ciò che ho perso, ciò che la mia sete di risposte mi fece accantonare, dimenticare, per questi mesi.
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Anno VIII - Mese 1° - Giorno 10°
Ancora fui colto da un`amnesia, maledetta. Mi trovai in un luogo oscuro, nebbia ovunque, eppure mi diede un senso di torpore che, ormai, da troppo, non sentivo. Eppure, stranamente, quei luoghi, non mi sembravano nuovi, di inesplorata conoscenza. Avanzai, senza una meta, facendomi guidare solo dal mio animo, che, come calamita, si protendeva verso una precisa landa. Fu così, dunque, che mi ritrovai all`Accampamento, Presidio, o dir si voglia, dei Cavalieri dell`Ordine Consacrato, devoti al Dio Simeht. O, fu così, che, rammentai tutto, quel che conoscevo, sull`Unico, sul Padre, sulla vera Genesi. Si, quei giorni all`Altare, ad ascoltare le parole confortanti dei Monaci, ministri e latori del Suo Verbo. La vera via, la mia soluzione, ne fui convinto, potevo trovarla solo qua; quindi mi fermai, conversai con un Figlio, il suo nome: Tingol. Discutemmo, v`era anche un Suo profeta, Fangus, se la memoria non mi inganna, così lo chiamò il confratello razziale. Si, discutemmo, parlammo di ciò che mi spinse, finalmente, a rimboccare la via corretta. Fu così, che, mi misi al seguito di questo cavalleresco Ordine. Mi chiamano Aspirante al Marchio, che esso possa essere la risposta a tutti i miei dubbi, perenni.
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Anno VIII - Mese 2° - Giorno 2°
Feci mio rientro all`interno del Granducato, da solo, non mi capitava da lungo tempo. Una missiva mi richiese poco più a Nord della Rocca dei Venti, eppure mi parse un luogo già visto, conosciuto, per lo meno mi sembrò. Ad aspettarmi una mezzelfa, inziò a farmi svariate domande riguardanti al Clan, che, abbandonai qualche mese fa. Si, ora scrivendo ricordo, feci domanda per essere nuovamente ammesso ai Mezzelfi Oscuri, forse, solo così posso ritrovare mio fratello. Parlammo, le spiegai chi fossi, cosa mi spinse ad andarmene; era un donna piuttosto permalosa, Nebel, il suo nome, non gradì le mie domande. Arrivò, poi, un altro confratello razziale, Mietitore, la carica appellativa; anche con costui discussi, per poco, senza sapere il suo nome. Infine mi congedarono, feci rientro nelle terre consacrate, mi dissero che mi avrebbero fatto sapere, ma sapere cosa?
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Anno VIII - Mese 2° - Giorno 3°
Nella notte, un paggetto mi si avvicinò, mi porse una lettera, ceralacca conosciuta, ma, con la curiosità della prima volta, aprii la missiva. Mi scrisse colei che, il giorno prima, mi volle incontrare in un boschetto nei pressi della Rocca, Nebel. Mi avvisò che la mia richiesta era stata accolta, mi domandai quale richiesta. "Il vostro saluto sarà Y`hah", solo leggendo questa frase mi si schiarirono le idee, i Mezzelfi Oscuri, i miei fratelli che persi scappando. A quanto pare mi hanno riaccolto nella famiglia, speriamo di non dimenticarmi di loro una seconda volta.
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Anno VIII - Mese 2° - Giorno 4°
Finalmente ho potuto rivedere mio fratello, troppo il tempo che mi ha separato da lui. Fu lui ad inviarmi una missiva, in cui si dichiarava mio Precettore, non c`era bisogno, d`altronde lui lo è sempre stato per me. La Taverna, più precisamente la Cantina, fu il luogo della nostra riconciliazione, oltre a lui vi era Rhys. Appena giunto, mi avvicinai a lui, ma un Demone, offeso da qualcosa da me pronunciata, rivolse parole infami verso la nostra razza, Mezzelfa. Fu allora che, mio fratello, che dapprima prese le mie difese, ingaggiò un duello con il Demone, un Necromante, la lama sguainata. Non mi ricordo, con esatezza, quel che accadde, praticamente non rammento nulla. Ciò che mi ricordo è la figura della Suppliziante Aliera che mi indicav, distrutta sul pavimento una sedia, accusandomi di essere stato io il fautore di ciò. Per non contrariarla, d`altronde non avevo la certezza che fossi stato io, ammisi, falsamente, le mie colpe. Da adesso non ho più il permesso di lasciare il campo dell`Ordine, ma sono stato davvero io?
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Anno VIII - Mese 2° - Giorno 8°
Mi svegliai, fu un amore con Morfeo che mi torturò, sognai d`esser respinto. In preda al panico, sudato, ancora incredulo, corsi via dalla tenda degli Aspiranti verso il Campo. Non vi era nessuno, seppi dell`esistenza di un`osteria, probabilmente potevano essere là, mi dissi. Raggiunsi, ed entrai, nell`Osteria, difatti trovai la Dominatrice Tessajga e il Cavaliere del Giudizio Yukio, li salutai e mi ammonirono. Dissero che non avevo più il diritto di salutare in quel modo, che ero stato respinto. Il sogno, dunque, era realtà? Cercai di capirlo, glielo dissi, gli raccontai il mio incubo, non se ne importano, ma, anzi, mi minacciarono. Non sognai, vissi quegli attimi, ne sono conscio, solo ora.
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Anno VIII - Mese 2° - Giorno 9°
Lasciai il campo dell`Ordine, non so quanto potesse importare a quelli che, fino a qualche ora prima, furono i miei confratelli, ma abbandonai il presidio. Decisi di intraprendere, nuovamente, la mia strada solitaria, quando una voce udii mentre camminavo sul ponte che mi avrebbe portato fuori dall`accampamento. La Suppliziante Aleira, non la ricordai mai così affettiva, ma mi augurò di trovare la mia via, di aver risposte ai miei dubbi. Forse non è stato totalmente inutile il mio soggiorno presso i Cavalieri dell`Unico.
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Anno VIII - Mese 2° - Giorno 11°
Il Fato mi è avverso? Tentai di rimuovere quella visione, ci riusci dopo tante sofferenze, ma un mio confratello, lo Stregone ParSalian, fece riaffiorare in me quelle immagini di morte. I miei genitori distesi, morti sotto i colpi infieriti da una spada. Spettatore involontario, per la seconda volta, di quel sipario, sarà arduo rimuovere un`altra volta quell`immagine, dimenticare, inoltre, del malefico dono fattomi dallo Stregone.
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